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Esiste un mondo dove è vietato tagliarsi la barba

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«Cultura Sikh: origini e tradizioni. Gli uomini del Punjab a cui è proibito tagliare barba e capelli»

Se per la maggior parte degli uomini la barba è una questione di fascino, moda e tendenza, per altri è molto di più. Per alcuni è addirittura una questione di esistenza e di vita. Lo è anche per loro, per i Sikh. Quello Sikh è un gruppo etnico-nazionale molto vasto, che conta circa 27 milioni di persone sparse in tutto il mondo sebbene sia originario del Punjab. La sua origine risale a più di 500 anni fa e si base principalmente su un culto monoteistico, che poi amplia le sue regole non solo sulla religione, ma anche sullo stile, sulla famiglia e in generale sulla società. I membri osservanti della comunità sono riconoscibili da alcuni simboli esteriori come il turbante e le barbe lunghe. Dietro questi segni si cela una cultura complessa che spesso in Occidente si tende a banalizzare un po’ per disinformazione e un po’ per pregiudizio. 

Il Sikhismo si sviluppa nel 1500 nella regione del Punjab, che all’epoca comprendeva molte aree oggi divise tra Pakistan e India; ed è proprio qui che ha sede uno dei luoghi di culto più amati e adorati dai sikhisti, ovvero il Tempio D’Oro a Amritsar. Seppur in passato questa comunità abbia subito vari attacchi e persecuzioni, che hanno portato molti osservanti ad immigrare in altri stati, oggi invece gode di una buona influenza all’interno della Federazione Indiana. 

Oltre 20 milioni di Sikh oggi vivono in India, ma negli anni ’60 si sono create grandi comunità nei paesi anglofoni. In ciascuno tra Canada, Regno Unito e Stati Uniti abitano circa 500.000 Sikh, mentre comunità più piccole sono presenti in Australia e Nuova Zelanda. Gruppi importanti vivono anche nel sudest asiatico e nell’Africa Orientale. Recentemente molti Sikh stanno arrivando nell’Europa contintentale e in particolare nella nostra Italia, dove si sta creando una vasta comunità soprattutto tra Vicenza e Reggio Emilia.

Credenze e valori sikh

Basandosi principalmente su un culto monoteistico, i sikhisti adorano Guru Nanak, ovvero il fondatore della religione che la introdusse nel lontano 1469. A lui susseguirono altri 8 guru che portarono avanti i precetti. Nonostante molti possano pensare che tale religione sia estremista o poco tollerante nei confronti della vita di chi professa, in realtà tutto ciò sporadicamente viene travisato e mal interpretato. La religione sikh infatti può essere definita più che una questione di fede una pratica di vita fondata su 3 principi in particolare. 

Questi principi sono l’onestà e l’impegno nel lavoro e nei rapporti umani, la condivisione con gli altri di ciò che si ha e il vivere nella consapevolezza della divinità che permea l’esistenza. A questo aggiungiamo anche un concetto molto caro, ovvero l’universalismo per cui si ritiene che il creato sia emanazione diretta della divinità e per questo dotato di pari dignità. Questo principio e il forte senso di comunità del Sikhismo si esplicano nel ruolo paritario che uomini e donne hanno al suo interno e il rifiuto deciso di ogni tipo di discriminazione, oltre che attraverso il forte impegno sociale dei discepoli nei contesti sociali che abitano. Questo nella storia ha portato i Sikh a rifiutare le antiche tradizioni hindu che avevano, come la poligamia e, soprattutto, il sistema delle caste.

Stile e cinque K

Nei secoli i dominatori Moghul del Punjab hanno perseguitato il culto Sikh, spingendolo a sviluppare una forte epica guerriera, ormai decisamente attenuatasi, per lo meno in termini fisici. Per questo i Sikh osservanti dopo l’iniziazione portano sul corpo i 5 Khalsa, gli stessi simboli che secoli fa portavano i guerrieri che difesero la comunità dalla persecuzione religiosa. Ma vediamoli nello specifico:

  • Kara – un bracciale di acciaio.
  • Kaccha – un particolare indumento di cotone.
  • Kirpan – un pugnale con cui difendere se stessi e gli innocenti.
  • Kesh – capelli e barba mai tagliati o accorciati.
  • Kangha – un pettine di legno con cui raccoglierli.

Se prima tali elementi erano una rappresentazione di fede e di impegno militare, oggi invece sono un simbolo di giustizia, altruismo e autocontrollo; perché il popolo sikh, come molte altre tribù e comunità indiane, negli ultimi cinquant’anni hanno dovuto seriamente imporsi nella società con fermezza – ma autocontrollo – per ottenere considerazione e soprattutto rispetto. 

Altruismo, giustizia ma anche moderazione che si rispecchia nello stile di vita con imposizioni ben precise: il rifiuto di prodotti frutto dell’uccisione degli animali (come la carne e il pesce), oltre che di alcol, tabacco, droghe e in generale tutti gli intossicanti. 

Le comunità Sikh sono ormai ben integrate in qualsiasi parte del mondo e ciò è molto scontato considerando anche l’impegno sociale della maggior parte dei membri. Nonostante questo alcuni segni distintivi creano ancora problemi a livello legislativo e di ordine pubblico. In particolare parliamo del kirpan, il pugnale simbolo che i Sikh battezzati portano costantemente e che in Occidente per la legge risulta comunque come un’arma.

Se in India il kirpan è molto conosciuto e ormai accettato in ogni luogo, in Europa si sono creati invece parecchi problemi; ad esempio negli aeroporti e nelle scuole che hanno spesso richiesto l’intervento dei giudici per risolvere le controversie e dettare regole conciliative. Spesso la soluzione è quella di richiedere che la lama sia di pochi centimetri e portata obbligatoriamente sotto i vestiti, ma resta il divieto sui voli, nei tribunali e altri luoghi sensibili.

Look, barba e capelli sikh

Altri elementi che hanno creato discriminazione e pregiudizio sono sicuramente la barba e il turbante. Sicuramente starete pensando ad una questione di igiene e “bon-ton”, ma è proprio qui che cadono gli altarini; il motivo è così meschino e ingiustificato che delle volte si fa pure fatica a crederlo verosimile.

Negli anni successivi all’attentato al World Trade Center i crimini d’odio diretti contro la comunità musulmana sono aumentati e hanno invaso anche altre religioni e popoli; tra questi non potevano che mancare i sikh. Quasi sempre si tende a confondere chi porta il turbano con chi è di origini afghane o più comunemente arabe. Questo scaturisce odio, pregiudizio e negatività, andando a colpire anche popoli con tradizioni e religioni totalmente opposte. 

Detto ciò il turbante per i sikh è di estrema importanza in quanto serve a sorreggere e contenere il peso dei capelli che per legge divina non possono mai essere tagliati. Secondo la religione sono il primo dono della natura e come tali vanno curati e assecondati, in questo caso accettandone la crescita. Lo stesso ragionamento va fatto anche per la barba che non si può tagliare, ma curare con prodotti e oli essenziali che facilitino la pettinata e la morbidezza al tatto. 

E’ difficile per un occidentale seguire alla lettera precetti rigidi e invalicabili come quelli sikh, ma se c’è una similitudine con alcuni uomini europei e non solo, è quella legata alla barba. Una questione di gusto, bellezza, cura e passione. Da ben vent’anni Solomon’s si prende cura delle barbe di tutto il mondo con un servizio completo di barberia e una cura a casa attraverso kit e beard routine uniche nel suo genere.

Prenditi cura di ciò che ami. Visita il nostro mondo e lasciati amare!

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