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Made in Italy: sei certo di comprare italiano?

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Made in Italy, quando prodotto e artigianalità possono dirsi realmente italiani. False credenze e verità assolute di un Paese a volte sottovalutato

Quante volte siete andati a fare la spesa e prima di acquistare un prodotto avete guardato l’etichetta cercando spasmodicamente quel “made in … “, come se fosse garanzia, sicurezza e perché No certificazione comprovata. Come se il “made in …” fosse un “Guarda l’ho fatto io, puoi fidarti”; eppure sappiamo bene che negli anni il mercato di produzione e le sue regole si sono evolute talmente tanto da indurci a discriminare paesi più per una questione territoriale, che di comprovata qualità.

Ciò nonostante, ogni Stato ha creato un collegamento diretto tra sé ed un preciso bene di produzione, un qualcosa che rispecchi, rappresenti e sia effettivamente fonte di guadagno e orgoglio imprenditoriale. Così leggendo “made in Usa”, ad esempio, pensiamo all’innovazione, al Giappone colleghiamo l’alta tecnologia. “Made in Germany” è sintomo di affidabilità e robustezza, o ancora la Svizzera ci dà l’idea di precisione.

Cosa trasmette il tanto famigerato Made in Italy?

A differenza di quanto si può immaginare, il marchio non è nato a difesa dei prodotti italiani, bensì con l’intento opposto.

Agli inizi degli anni sessanta, infatti, alcuni paesi europei tra cui Germania, Francia e Inghilterra, per difendere la loro produzione interna apponevano delle etichette sui prodotti stranieri, per indicare ai consumatori quali fossero quelli da evitare.

Con il passare del tempo i produttori italiani sono riusciti a trasformare questo isolamento in opportunità. Quello che all’inizio è nato come un handicap, si è rivelato essere una fortuna grazie alla quale l’Italia ne è uscita con un’identità ben precisa, diventando simbolo di creatività e qualità.

Creatività che abbiamo conosciuto grazie a numerosi brand del fashion system tra cui Armani, Fendi, Ferragamo e Laura Biagiotti, ma non solo, anche nel settore della gioielleria di lusso con BVLGARI e Damiani. Qualità che invece abbiamo riscontrato nell’alta ingegneria automobilistica con Fiat o nei grandiosi progetti architettonici di Renzo Piano, Gae Aulenti e Massimiliano Fuksas.

Il design irriproducibile delle imbarcazioni Riva e Ferretti, o la prestigiosa qualità dei vini autoctoni italiani e delle prelibatezze culinarie, che da nord a sud diventano ricette da copiare in tutto il mondo. Un Made in Italy vasto, importante ma anche impegnativo. Descriverlo in poche righe sarebbe impossibile, ma forse più di tutti, approssimativo.

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La Fondazione Edison a tal proposito, per sottolineare e rendere esaustiva l’importanza del made in italy a livello globale, ci propone un analisi del 2019 sull’export, basata su oltre 5500 prodotti.

Tale analisi ha costruito un indice delle eccellenze competitive sul mercato internazionale. Volete sapere a che livello sta il nostro Paese? Ebbene si, l’Italia è risultata prima esportatrice mondiale di 249 prodotti.

A questo però aggiungeteci anche gli effetti negativi dell’esportazione su larga scala quali contraffazione e diffusione della criminalità organizzata. Inutile stare a raccontare tutti i falsi italiani riprodotti e acquistati all’estero. Ricorderete bene lo scandalo nel mercato della moda per i marchi Fendi, Valentino, Gucci e molti altri ancora.

La contraffazione “legale”

Accanto a fenomeni illegali come la contraffazione, esiste anche una minaccia che arriva dagli italiani stessi, che a volte sfruttano la notorietà del marchio Made in Italy, senza però garantire le caratteristiche di eccellenza ad esso legato.

La legge attuale consente alle aziende di apporre la provenienza italiana sui prodotti a condizione che la sede legale dell’azienda o l’ultima fase della produzione si trovino all’interno del territorio italiano. In questo modo è possibile spostare parte del processo in paesi dove le risorse costano meno, creando prodotti per i quali non è possibile controllare ne le tecniche di produzione ne la provenienza delle materie prime.

E se c’è un settore che si difende bene da questo meccanismo di appropriazione indebita è sicuramente l’artigianato italiano, fatto di manodopera, materie prime selezionate e progetti di esclusività che puntano a differenziare e rendere unico ogni prodotto. Molti lo sottovalutano, ma anche il settore Barberia ha fatto molti passi in avanti su questo fronte; se prima ci si riferiva esclusivamente ai servizi (barba e capelli), ora la manodopera è riconducibile anche ai prodotti. Sono molte le aziende italiane del settore barber che hanno investito sulla produzione del beauty maschile, puntando su cosmetici di nicchia e ricette di bellezza esclusivamente pensate per l’uomo. Anche Solomon’s su questo ha dato un grande contributo, una svolta che vede la barberia italiana protagonista di una rivoluzione artigianale e manageriale a 360° grandi.

Tale brand fa parte di un ampio progetto di riqualificazione del settore dove tecnica, professionalità e ambiente ricercato prendono per mano la qualità farmaceutica e la bellezza cosmetica di un marchio che diventa completo in ogni dettaglio.

Farsi un trattamento da Solomon’s Barber Shop significa dunque affidarsi a mani esperte, sorrisi smaglianti e prodotti Solomon’s introvabili in nessun’altro punto vendita che non sia della catena.

Attualmente sul territorio italiano sono presenti 9 punti vendita (8 su Roma e 1 a Bisceglie-Puglia), tutti forniti di una linea prodotti completa per barba, capelli e viso. Dalle materie prime alla creazione e produzione beauty, questo brand può dirsi fiero e certificato di rispettare in pieno le regole etiche e morali del vero di Made in Italy.

prodotti made in italy

E se per molti ciò è solo un vanto, un’etichetta o una denominazione geografica, per chi ci crede è un concetto molto più ampio e profondo.

Concetto che fa parte di uno stile di vita, di una tradizione e di una cultura lunga millenni, che neanche le migliori innovazioni web e social potranno mai distruggere e appannare. E tu in quale azienda made in italy ti riconosci di più?

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